Trattative a Versailles
"Io
sono totalmente indifeso e
impotente
contro questa animosità"
(Apponyi
Albert, capo della delegazione
ungherese alla conferenza di pace)
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CARTA
DELLE POPOLAZIONI D’UNGHERIA IN BASE ALLA DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE,
preparata da: Teleki Pál (1920) |
Quando il trattato di pace del Trianon fu siglato, il territorio d’Ungheria (escludendo la Croazia che ricevette lo status di co-paese nel 1868) diminuì da 282.000km2 a 93.000km2, sottraendo all’Ungheria circa 2/3 della superficie originaria. Solo 7,6 milioni di cittadini dei 18 milioni precedenti rimasero all’interno dei nuovi confini. La Romania inglobò 1,6 milioni d’Ungheresi, la Cecoslovacchia ne ottenne 1 milione e infine mezzo milione di loro ricevette la cittadinanza serba.
La ragione ufficiale di un simile amputamento era che in questo modo i nuovi confini rendevano “giustizia” alle minoranze nazionali contenute nel Regno d’Ungheria. Comunque, in sintonia con le precedenti prese di posizione, la volontà di creare nuovi stati nazionali fu solo un pretesto: la vera ragione era che le autorità francesi volevano avere la supremazia sull’Europa intera. Ma così facendo l’Intesa, con la Francia in testa, non si rese conto che stava per creare i presupposti per un forte risveglio del nazionalismo nei paesi più duramente colpiti dalle arbitrarie e superficiali decisioni adottate nella conferenza di pace di Parigi: sappiamo tutti come tali risentimenti nazionalisti spinsero l’intera Europa nel secondo conflitto mondiale. L’unica richiesta della delegazione ungherese alla conferenza di pace fu di organizzare un referendum in ogni territorio conteso del paese e usare appunto le opinioni degli abitanti di qulle terre per determinare i confini. Queste proposte vennero aspramente rifiutate più volte dai politici e diplomatici oltre che dai rappresentanti dei paesi che avrebbero poi annesso i territori ungheresi.
In seguito Albert Apponyi, il capo delegazione degli Ungheresi alla conferenza , espose il suo punto di vista sulle considerazioni dell’Intesa nei riguardi dello Stato ungherese durante i lavori diplomatici svoltisi a Parigi : “Quei giorni furono molto difficili per noi. Ogni opportunità di esprimere i nostri argomenti fu respinta. Anche durante conversazioni private volevamo allo stesso modo dichiarare le nostre verità e fummo come reclusi psicologicamente per non dire niente.”
L’esatto contenuto dell’accordo di pace, considerando la modifica dei confini in maniera fortemente punitiva, fu deciso dai leader delle quattro superpotenze vincitrici: Georges Clemenceau - Primo ministro francese, David Lloyd George - Primo ministro britannico, Vittorio Orlando - Primo ministro italiano e Woodrow Wilson, il Presidente degli Stati Uniti. La Romania e i due nuovi stati, Cecoslovacchia e Regno dei serbi-croati-sloveni (più tardi Regno di Jugoslavia), intervennero com'è ovvio nei problemi ungheresi.
L’accordo fu firmato da Ágost Benárd, segretario del welfare e del lavoro, e Lázár Alfréd Drasche, inviato straordinario e ministro plenipotenziario, da parte ungherese.
Il pezzo che
segue fu pubblicato dal giornale ungherese “Pesti Napló” il 4 Giugno 1920 (il
giorno stesso della firma del trattato):
“Questa mattina a Budapest le campane delle
chiese suonarono, le sirene delle fabbriche furono attivate e tale insieme di
suoni espresse il lutto spaventoso in cui collassò l’intera nazione: Il trattato
di pace è stato firmato alle 16.30 dai rappresentanti ungheresi nel castello di
Trianon. Così, alcune delle più brillanti città ungheresi ci sono state
sottratte; l’ambiziosa Temesvár (oggi Timisoara), Arad- la città dei martiri, i
nostri graziosi figli, tutti i più grandi e magnifici centri ungheresi. Alcuni
milioni di leali e onorevoli abitanti ungheresi furono sfrattati dalle loro case
e resi senzatetto e le loro mani di lavoratori furono ammanettate. I potenti del
mondo pensano di aver compiuto la loro missione e l’unica cosa che devono fare
dopo averci derubato, saccheggiato, dissanguato è di coprire il tutto con un
pezzo di carta.
Tuttavia, il nostro destino non è ancora stato adempiuto. Fummo tempestati di
duri colpi e le nostre anime piansero atterrite. Comunque, come una tempesta
divina purifica l’aria così la nostra sofferenza ci purificherà e tali colpi ci
renderanno più tenaci e forti. In queste ore di temibile rassegnazione una
grande decisione ci comparve nelle nostre menti: Noi continueremo ad esistere e
ci riguadagneremo tutto ciò che abbiamo perso oggi con dignitosa e buona volontà
, sforzo caparbio, intenzione santa e con lavoro benedetto“.
*
Da quel momento è stato provato che a Parigi le discussioni riguardanti la formazione della nuova Ungheria si basarono su una grande quantità di bugie. I dati geopolitici riguardanti le minoranze etniche in terra magiara furono falsati e l’unica verità condivisibile era che in Ungheria prima del grande conflitto c’era una notevole percentuale di territori appartenenti a popolazioni non ungheresi-ma l’ampiezza di queste aree era inferiore a quella dei territori sottratti! La maggioranza degli Ungheresi vivevano nella parte protagonista delle amputazioni territorial; dove gli abitanti ungheresi erano in minoranza, neanche i Rumeni, gli Slovacchi e i Serbi erano sempre la maggioranza della popolazione. Per esempio, la zona subcarpatica, dove vivevano perlopiù i Ruteni, popolazione di origini russe, fu annessa alla nuova Cecoslovacchia secondo il principio della difesa delle minoranze, ma applicando più severamente tale principio si scopre che la stessa Cecoslovacchia non aveva più diritti di possedere questi terrirori di quanti non ne avesse l’Ungheria. In Transilvania, insieme agli Ungheresi (Székely) e gli abitanti rumeni, c’erano parecchi luoghi dove vivevano in prevalenza comunità tedesche. Interessante fu anche la situazione del Banato: infatti questa zona era molto fertile per la coltivazione del grano e per questo sia la Romania che la Serbia la reclamavano. La tensione crebbe tra le due nazioni e si scontrarono finquando non apparve la minaccia d’un intervento armato francese, che congelò il nascente conflitto. Dopo tutto ciò Clemenceau, in modo da concludere la disputa, propose che gli abitanti dei territori contesi avrebbero scelto da sé attraverso un plebiscito, a quale dei due paesi appartenere (quella stessa soluzione che la delegazione ungherese aveva più volte proposto per tutti i territori che l’Intesa avrebbe poi sotratto alla giurisdizione ungherese, senza appello degli abitanti interessati!). I governi della Romania e della Serbia allora trovarono un accordo per dividersi il Banato, poiché sapevano che un referendum in quella regione avrebbe dato voce a quel 75% di Ungheresi (oltre tale percentuale bisogna aggiungere anche una significativa presenza di Tedeschi) che vivevano lì, mettendo così a rischio la spartizione da parte dei due paesi interessati di quell’area.
I diplomatici serbi, rumeni, e cecoslovacchi procurarono dati falsati ai leader delle superpotenze anche per convincere la Gran Bretagna, la quale aveva un forte interesse a mantenere la pace in Europa, e quindi cercava di alleviare la tensione tra l'Ungheria e i suoi confinanti. Lloyd George avrebbe più tardi affermato (1928): "Tutti i documenti che ci furono procurati dai nostri alleati erano confusionali e bugiardi. Noi decidemmo usando documenti falsati".
L’Ungheria accettò alla fine i nuovi confini credendo che ci
sarebbe stata in seguito la possibilità di modificarli in modo pacifico. Il 6
Maggio 1920 Alexander Millerand, il presidente francese del comitato degli
ambasciatori, a metà conferenza, promise alla delegazione ungherese ciò che
segue: “Se durante l’esame della questione emergeva la necessità di modificare i
confini predeterminati e se la commisione disegnatrice dei confini trovava le
basi del trattato contenenti delle ingiustizie, l’Ungheria si sarebbe potuta
appellare alla Società delle Nazioni. L’Alleanza e gli stati membri si sono
accordati sul fatto che la Società delle Nazioni è al servizio delle parti per
promuovere un’attitudine amichevole in modo da trovare una soluzione pacifica
per modificare la parte di dibattito riguardante i confini”. L’accordo, che fu
firmato più tardi, incluse questo statuto.
Ma la lettera che fu resa pubblica nel 1922
provò che lo stesso giorno in cui Millerand fece la sua promessa, il Comitato
degli ambasciatori ordino alla Società delle Nazioni di non modificare i nuovi
confini dell’Ungheria.
*
Le superpotenze, con questo statuto volevano evitare di creare un’ alleanza
simile a quella che c’era precedentemente con la duplice monarchia Austro-Ungarica.
E in questo modo l’unità economica del bacino carpatico fu distrutta ed anche un
eventuale cooperazione tra Austria e Ungheria fu incapace d’instaurarsi. Tutto
ciò rispecchiava a pieno l’interesse della Francia che ora aveva via libera
all’instaurazione della sua sfera d’influenza nell’Europa centro-orientale.
L’Ungheria dovette affrontare non solo la
perdita dei suoi territori, dei suoi abitanti e il pagamento dei danni di guerra,
ma anche il danno addizionale e gli incidenti causati dalla linea di
demarcazione nuova. L’Ungheria perse l’80% delle miniere di ferro e di carbone,
tutte le miniere di rame e salgemma, 2/3 delle terre arate e degli animali
d’allevamento oltre alle principali strade ferrate insieme ai treni con vagoni.
Inoltre, l’Ungheria non potè avere un effettivo
di soldati maggiore di 35.000 unità (rispetto alle 280.000 rumene, le 185.000
serbe e le 162.000 cecoslovacche), dovette rendere disponibile le proprie forze
fluviali sul Danubio e infine non gli fu permessa la costituzione di una forza
aerea.
Insieme all’accordo di pace, i vincitori e i sconfitti firmarono trattati riguardanti la protezione delle minoranze nazionali ma nonostante ciò le nazioni confinanti con l’Ungheria elusero o dimenticaronom tali istruzioni. Le minoranze magiare vennero private del diritto di voto e gli fu proibito di usare la lingua ungherese. Le scuole vennero chiuse e le proprietà della Chiesa ungherese vennero confiscate. Questa situazione non è tuttoggi migliorata. Escludendo le proibizioni di discriminazione ufficiali, espressioni come “Rohadt magyar!”( Bastardi ungheresi) o “Gli Ungheresi non sono serviti in questo negozio”esistono ancora. Per di più anche le celebrazioni nazionali ungheresi sono disturbate o impedite.
Dopo
il primo tentativo di negoziazione, quando Albert Apponyi tornò il 20 Gennaio
1920 da Parigi disse:
“Io sono alquanto convinto che quei nuovi stati,
i quali saranno costruiti sulle rovine dell’Ungheria, sono incapaci di
sopravvivere poiché non si fondano né su pensieri comuni, né su idee nazionali.
Sperimentare una simile incapacità d’unione che può causare una sproporzionata
recessione culturale, Io non la considero una buona idea. Forse questa decisione
può far riflettere i nostri nemici. Ma io non sono ottimista nel considerarlo...
Se noi negoziassimo personalmente coi nostri nemici condizioni simili, sarebbe
più facile. Se, una volta, io ho un'opportunità di esprimere pienamente il mio
punto di vista per un'ora e mezza solo le opinioni ingiuste vengono considerate.
Quindi, oserei pensare che le mie parole ripetute più e più volte contro le
attività belligeranti sono state così efficaci che io sono totalmente indifeso
e impotente”.
Gondrecourt, un generale francese scrisse in una lettera privata: “noi abbiamo perso la nostra strada durante la conferenza di pace. Eravamo cechi non c’informammo a dovere su questo paese se noi tutti credevamo che potevamo forzare una mutilazione sull’Ungheria senza averla gettata nella disperazione. La Romania e la Serbia non meritarono di raggiungere la loro ambizione esagerata. È sicuro che l’Ungheria è in una situazione molto difficile per sopravvivere quando nessuna miniera di carbone, nè miniere, nè foreste od industrie sono state lasciate a lei. Sicuramente abbiamo forzato un pò troppo la mano...”
Sicuramente.